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IL CRISTIANESIMO NON E’ UN UMANISMO

GESU' CON ANIMALE

Di Enrico Giannetto

Antispecismo o anti-umanismo?

Antispecismo” è il termine, ormai diffuso, con cui si qualifica una prospettiva critico-filosofica sulla questione animale, che si contrappone a un più ingenuo, acritico e vago “animalismo”. La scelta è infelice per vari motivi: innanzitutto, la contrapposizione all’“animalismo” fa proprie alcune critiche vaghe e operatrici di generalizzazioni indebite da parte di chi è legato agli attuali sistemi culturali contro chi è “a favore degli animali”, considerandolo come tale, nel migliore dei casi un ingenuo, un pazzo, un fazioso, se non un pericoloso nuovo tipo di terrorista. Secondariamente, antispecismo letteralmente come termine si connota come opposizione allo “specismo”, laddove questo è un termine creato in analogia a “razzismo”, “sessismo” e altri che indicano un atteggiamento teoretico o pratico, etico o giuridico-politico, di discriminazione nei confronti di alcune classi di soggetti “diversi” o presunti tali, e la discriminazione può assumere una serie di gradi d’intensità e di gravità in un range di valori molto ampio. Specismo risulta così un termine che può indicare anche una discriminazione lieve in una gamma di possibilità generali e potrebbe indicare la generale discriminazione possibile di una qualunque specie nei confronti di un’altra, per esempio di una specie di insetti nei confronti della specie dei cavalli.

Ora, la generalità e l’universalità di un concetto e di un termine corrispondente non automaticamente comporta una maggiore ricchezza semantica ma piuttosto una lacuna di definizione e comunque un’astrazione: questa astrazione, in questo caso, ha già una funzione ideologica nel voler nascondere già linguisticamente una realtà ben precisa, che è quella in cui sono solo gli esseri umani a compiere delle azioni che difficilmente si possono collocare anche ai vertici di una generica forma di discriminazione, perché si tratta non tanto del cane che non può entrare in un particolare negozio, ma di stermini, di massacri e di violenze di sfruttamento inaudite degli altri esseri viventi, che, qualitativamente, richiedono altre terminologie. Parlare di specismo è quindi falsare la realtà; prospettare un “antispecismo” almeno linguisticamente è quindi già condividere questa falsificazione. Meglio usare il termine “anti-umanismo” per denunciare tutti i crimini commessi dall’umanità.

La questione animale

La nascita della pratica dell’uccisione di altri animali per cibarsene, è legata già alle origini dell’umanità come specie onnivora da ominidi frugivori, quella della schiavizzazione e dell’allevamento degli altri animali e dello sfruttamento del loro lavoro è iniziata con la rivoluzione neolitica dell’agricoltura, mentre quella degli specicidi sistematici compiuti dagli esseri umani per vari interessi è ancora recente. L’uccisione degli altri animali è la violenza fondatrice, poi anche ritualizzata nel sacrificio religioso che la legittima, e costitutiva delle società e delle culture umane. La questione animale è quindi prima di tutto questione antropologica: è questo fatto che la costituisce quasi come insuperabile e quasi invisibile perché presupposto di quasi la totalità di culture e civiltà umane, difficile da mettere in discussione senza condannare queste nei loro fondamenti.

OMINIDI

Riforme religiose e lotte politiche attuali

Le prime reazioni a questa violenza fondatrice delle culture umane sono dovute a riformatori religiosi che hanno smascherato come ideologica la religione che si era connotata quale culto sacrificale. Il seguito di queste riforme è stato purtroppo limitato, anche se in occidente, a partire da Costantino, il cristianesimo ha segnato la fine dei sacrifici e della loro funzione ideologica. Oggi, che si è formata dopo una storia molto difficile una particolare sensibilità etica alla questione animale, in un contesto sociale non più religioso ma laico – in quanto nelle nostre società occidentali attuali non è più la religione a svolgere un ruolo ideologico ma piuttosto la scienza -, da un lato la questione dell’etica animale si pone spesso in diretto contrasto con le tradizioni religiose che, seppure non più coinvolte in rituali sacrificali, non perseguono più il radicale rispetto di ogni forma di vita che era stato predicato dai grandi riformatori della cosiddetta epoca assiale – Zarathustra probabilmente, il Jaina e il Buddha, i profeti come Isaia e Geremia, Gesù il Cristo-Messia, Mani – , e d’altra parte va coinvolgendo quella che appare già una massa critica di persone che ormai può porre la “liberazione animale” come obiettivo di una lotta politica, in quanto è ormai la politica che regola le forme del dominio, dello sfruttamento e della violenza umane sugli altri animali.

L’origine antropologica e non politica della questione animale fa sì che tale lotta politica possa essere di fatto, come nel caso della questione ecologica, abbracciata trasversalmente da schieramenti politici diversi e finanche opposti sul piano delle questioni sociali ed economiche. Ciò non toglie però che non vi può essere alcuna coerenza nell’etica di chi non condivida anche il rifiuto di qualsiasi forma di dominio, di sfruttamento e di violenza nei confronti di altri esseri umani. Nessuna forma di violenza può essere accettata contro esseri umani per il fine della liberazione animale, nessuna rivoluzione violenta animalista può essere considerata se il fine è quello di una trasformazione etica delle società umane e non solo politica.

ANTISPECISMO

Tuttavia, non si può neanche parlare in una maniera vaga di una liberazione animale comunque congiunta a una fantomatica “liberazione umana”: anche se il significato di tale espressione vorrebbe indicare soltanto che bisogna schierarsi contro tutte le forme di dominio, di sfruttamento e di violenza nei confronti di ogni essere, e quindi anche di tutte quelle realtà umane “discriminate” per motivi etnici, di genere, economici o altri ancora, questo modo di esprimersi non può essere usato perché è causa d’oblio del fatto più evidente che qui gli esseri umani nella loro totalità costituiscono letteralmente i carnefici degli altri animali e non stanno sullo stesso piano. Anche coloro che subiscono violenze interne alla specie umana, intra-specifiche (le etnie minoritarie, le donne, gli operai sfruttati), le subiscono quali compartecipi delle violenze su altre specie animali, extra-specifiche, alla ricerca di un riconoscimento interno alle società umane fondate sull’esclusione e sulla violenza sui non-umani. La questione animale richiede un salto, implica un’etica che trascenda l’umano, un’“etica del Regno di Dio”1.

Cristianesimo originario, etica universale e veganesimo

Non si tratta di non cogliere le differenze fra esseri umani e altri animali, ma di valorizzare, in una maniera non gerarchica che veda l’essere umano come superiore, e di rispettare tutte le differenti forme di vita, quella che è chiamata anche “bio-diversità”. Per comprendere che le differenze non fossero sostanziali (come si è iniziato a teorizzare da Cartesio in poi), non è stato necessario aspettare la rivoluzione darwiniana dell’evoluzione non gerarchica delle specie. Per le prime forme di religioni arcaiche gli altri animali erano dèi che l’essere umano adorava; solo dopo la rivoluzione neolitica dell’agricoltura e della correlata zootecnia, ovvero dopo l’imporsi della prima forma di dominio sistematico umano sulla Terra e sugli altri viventi, l’immaginario religioso è mutato radicalmente verso l’antropomorfismo.

CARTESIO

Il rapporto fra religioni e umanismo va considerato nella sua complessità storica. La reazione contro la trasformazione neolitica delle religioni quali culti sacrificali era legata non solo a una prospettiva anti-sacrificale, ma anche di una dieta vegana, legata ad un’etica cosmica-universale di compassione verso tutti gli esseri viventi e nel cristianesimo originario di amore attivo e di cura nei confronti di tutti gli esseri viventi. Nel cristianesimo originario tutti gli esseri viventi sono figli e figlie dello stesso Dio, e come tali umani e non umani si appartengono in una relazione di fratellanza/sorellanza universale.

Molte volte, come anche nel caso del buddhismo, quest’insegnamento legato a una dieta vegana non viene più seguito dai religiosi e così si è negato che esistesse. Tuttavia, una disamina storico-critica accurata e non pre-giudiziale, legata allo studio e all’interpretazione di tutte le fonti storiche e delle varie testimonianze, porta alla conclusione indiscutibile seguente2: che Gesù non fu solo contro i sacrifici animali, ma che anche perse la vita proprio in conseguenza del suo “attacco” al tempio come spelonca non solo di ladri, ma anche di assassini (secondo il testo originale di Geremia citato); che Gesù predicò una dieta vegana come attestato dai detti conservati nella tradizione araba, nel vangelo degli ebrei, nelle pseudo-clementine, nei testi gnostico-encratiti e dalla sequela di ebioniti, nazareni, marcioniti, manichei e altri e che i racconti evangelici in cui si parla di pesci vanno interpretati simbolicamente secondo l’identità di Gesù/Pesce e dei cristiani come pesci; che Gesù, anche nei testi canonici proclamò il Regno di Dio da realizzare nell’ora e nel qui come restaurazione escatologica della condizione iniziale edenica di pace e non fagocitazione reciproca fra tutti i viventi (Genesi 1.29-30, Isaia 11.6-9, Marco 1.13).

Ictus greco

Gesù ribaltò tutte le gerarchie con il principio d’inversione di primi e ultimi: questo colpì anche quello che si è chiamato umanismo, perché l’essere umano si deve fare ultimo per prendersi cura di tutte le creature; la parabola del “buon samaritano” di Luca 10 parla di un Amore del prossimo nel senso di un genitivo soggettivo, per cui non vi è alcuna limitazione di etnia, di genere o di specie per l’Amore, in quanto è chi ama che si fa prossimo a tutti gli esseri. Se la Parola di Dio ha preso corpo nell’essere umano Gesù, Gesù si è fatto agnello per far sì che nessun agnello fosse più ucciso e sacrificato; la comunione eucaristica è la sostituzione di un pasto animale-sacrificale basato sulla logica fagocitativa umana, con un pasto vegano non cruento in cui la Parola di Dio stesso nell’essere umano di Gesù si fa cibo non basato sull’uccisione di altri esseri animali.

Il Cristianesimo originario è quindi un anti-umanismo e la sua riscoperta sarà fondamentale per la liberazione animale di cui parla anche Paolo nella lettera ai romani (8.21 e ss.).

 

1 E. Giannetto, La Natura come persona, in Animal Studies 1 (2012), pp. 22-33.

2 E. R. A. Giannetto, Saggi di storie del pensiero scientifico, Sestante per Bergamo University Press, Bergamo 2005, cap. 5; E. Giannetto, Il Vangelo di Giuda – traduzione dal copto e commento, Medusa, Milano 2006; E.R. A. Giannetto, Un fisico delle origini – Heidegger, la Natura e la scienza, Donzelli, Roma 2010, capp. 2 e 3; E.R. A. Giannetto, Note per una metamorfosi, Ortica, Aprilia 2011.

 

 

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