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DOMENICO LETIZIA E “LA VERITA'” DI MADDALONI (1889-90)

Di Francesco Fontana

Il trattato di Domenico Letizia su “La Verità” di Maddaloni [che riportiamo qui a fondo pagina, per gentile concessione di D. Letizia] si apre con la prefazione di Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, nella quale il politico e scrittore fiorentino presenta la ricostruzione della vita politica nel nostro paese, facendo ricorso al rapporto tra dibattito nazionale e locale.

 

MMADDALONIForte della propria esperienza, direttamente a Maddaloni dove ha affittato una stanza, insieme all’amico e collega Andrea Belvedere, per portare avanti gli studi, Spini giudica particolarmente prezioso il trattato di Letizia, ritenendo fondamentale che lo sviluppo economico di ogni singola comunità necessita di ricorrere alle proprie radici storiche e culturali ribadendo, ancora una volta, l’utilità de “La Verità”.

Letizia esordisce con l’augurio di poter vedere realizzato l’auspicio di una Maddaloni “esempio di cultura”, dedicandolo a tutti coloro che ci “provano”.

AAAAADopo aver elencato una serie di autori e periodici collocabili cronologicamente intorno alla seconda metà dell’ 800, inizia l’analisi del settimanale “La Verità” (in precedenza chiamato “Il Messaggiero di Maddaloni”); nato nel giugno del 1890, di stampo anticrispino e con sede nella tipografia “La Galeria” di Maddaloni, in via Ponte Carolino n.2, presenta come figure portanti Bertone Angelo di Giovanni e Antonio de Simone, rispettivamente redattore e direttore del periodico (anche se successivamente quest’ultimo non ricoprirà più tale ruolo, che andrà a Bertone).

Quattro sono le copie, diversamente datate tra di loro: Il Messaggiero e le successive tre chiamate “La Verità”, appunto, ultima delle quali con data 13 novembre 1890.

ABBBBBBTema dominante nella natura del settimanale è l’aspra critica continua nei confronti del Consiglio Comunale del paese; si parte dal giornale casertano “Il Vero Guelfo”, dove si attaccano contemporaneamente il corrispondente dello stesso e il prete Castaldi, candidato al Consiglio Provinciale e Comunale.

Le disapprovazioni proseguono nei confronti, questa volta, del “Pungolo Campano”, accusato di un insolito e apparentemente inusuale cambiamento di vedute e opinioni verso il Cav.Tammaro: il punto centrale di ciò sembra essere la cosiddetta “Sic”

(riconciliazione), ovvero l’appoggio della sua candidatura a consigliere provinciale nelle elezione del medesimo anno.

E non è finita…in un altro articolo dal titolo “Il Moto…è vita”, viene presentata la forte manipolazione con cui il giornale campano cerca di giustificare l’insuccesso dei disegni prefissati.

Importante e molto significativo è il numero datato 20 gennaio 1889, dove “Il Messaggiero di Maddaloni” fa una vera e (a parer mio) fondata e giustificata “lode” del proprio operato: esso, infatti, pone l’accento sulla trasparenza, correttezza e limpidezza del proprio pensiero, mettendo al primo posto il cittadino, autodefinendosi “espressione di un gruppo di cittadini onesti che vedono in quali mani sia capitata l’azienda pubblica, gruppo di persone che difenderà sempre insieme agli interessi pubblici della città, ispirandosi ad ideali di libertà e giustizia”. Un bellissimo virgolettato quello del “Messaggiero di Maddaloni”, che presenta con estrema chiarezza il programma assolutamente sincero e rivolto esclusivamente al bene del cittadino.

Il passo successivo di questa analisi riguarda l’episodio del 21 dicembre, durante il quale le Autorità superiori di Caserta mandarono un apparato di forza a Maddaloni (…da chi furono però avvertite?…).

Oggetto del contrasto: l’acqua, con il sindaco Tammaro che, preoccupato di ripercussioni contro di lui, decise di difendersi (così si vociferò).

Molto indicativo, in tal senso, è il numero datato 8 settembre 1889 a firma di Antonio de Simone, dove viene presentata la situazione surreale nella quale era caduta Maddaloni: nonostante la presenza di numerosi acquedotti e canali, sia ad oriente, occidente, che verso il mezzogiorno, le famiglie del paese si vedono costrette a mendicare l’acqua elemosinandola nei pozzi altrui, ottenendo sempre risposte negative da parte di coloro i quali hanno la custodia del Ducatone del Municipio, non andando in maniera assoluta incontro alle esigenze di costoro.

Dopo aver presentato un ulteriore numero (sempre a cura del sopra citato Antonio de Simone), dove viene illustrato il caso “Arienzo”, l’analisi si conclude con un auspicio: ovvero che vengano fatti ulteriori approfondimenti sulla situazione e il rapporto tra amministrazioni e periodici durante il periodo preso in considerazione (fine ‘800) nella zona del Casertano, e che – soprattutto – venga ancora di più valorizzato questo periodico, indicato come un vero modello da seguire.

MADDALONICome si evince dalla lettura de “La Verità”, la situazione non era per niente “limpida” in quel di Maddaloni e dintorni, diciamo la zona del Casertano; e quindi, a maggior ragione in un contesto del genere, questo periodico acquisisce ancor più valore, significato ed importanza per una ragione assolutamente precisa: ovvero si distingue dagli altri periodici, mettendo in risalto, o meglio ancora, anteponendo e mettendo in assoluto primo piano il “cittadino”, le sue esigenze, le sue difficoltà e le sue problematiche.

Nonostante si tratti di un settimanale di fine ‘800, credo di non dire un’inesattezza affermando che tutti gli aspetti positivi che si denotano da questa lettura, possono essere adattati e utilizzati anche per la situazione a noi contemporanea.

I problemi nella società ci sono sempre stati, sempre ci saranno, e spesso si assomigliano. Devono essere onesti coloro che hanno più voce in capitolo, e anteporre il bene della comunità stessa agli interessi personali. E i cittadini, a loro volta, non devono avere nessun freno e nessuna remore nel farsi sentire, perché è il cittadino che forma la società, non le autorità.

Qui sotto è riportato l’articolo in PDF per gentile concessione dell’autore Domenico Letizia 

Verità 

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