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SANTA MARGHERITA VALSOLDA: il paese accessibile un giorno all’anno.

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Di Maria Orsola Castelnuovo

La Pro Loco di Valsolda – comune sulla sponda del Ceresio, detto anche lago di Lugano – organizza la prima domenica di luglio una festa campestre, a Santa Margherita, una delle frazioni che costituiscono il comune, la quale si trova sulla sponda opposta del lago rispetto alle altre nove: Oria, Albogasio, san Mamete (il capoluogo), Cressogno, Loggio, Drano, Puria, Castello, Dasio.Per raggungere Santa Margherita, non v’è altra via che quella d’acqua e per la festività della Santa patrona si organizzano battelli che provengono da Lugano e trasportano i turisti.

Gli altri trecentosessantaquattro giorni dell’anno, il piccolo borgo è riservato ai proprietari delle poche case agibili, seconde abitazioni dotate di barca.

Fino a circa trent’anni fa, la situazione era altra.

Per raggiungere il luogo c’erano due sentieri pedonali e una funicolare.

Uno dei sentieri partiva da Righeggia, frazione di Osteno, che si trova sulla stessa sponda a circa 5 chilometri da Santa Margherita, sulla strada che da Porlezza porta alla Valle Intelvi. Il percorso si moveva per lungo tratto pressoché pianeggiante pochi metri sopra il livello del lago, indi si alzava leggermente per superare un costone roccioso e da lì in poi frequenti bretelle se ne staccavano per raggiungere le prime abitazioni del borgo, a pelo d’acqua. Subito dopo, si raggiungeva un primo nucleo composto da un fitto gruppo di edifici addossati quasi a proteggersi e rafforzarsi l’un l’altro, ed è questa la zona meglio conservata e ancora abitata oggi.

S’incontrava dopo breve percorso la caserma delle guardie di finanza, trattandosi di un posto di confine: a pochi metri c’è Cantine di Gandria, in territorio elvetico. Oltre la caserma, un altro nucleo consistente, che oggi è quasi del tutto in rovina, si concludeva con la chiesetta, seguita da un vasto piazzale erboso, su cui si affacciava un albergo ristorante di vaste proporzioni.

Tra la chiesa e l’albergo c’era anche l’approdo dei battelli, che vi giungevano con regolarità portando frotte di turisti festanti, che venivano accolti dal rumore lieto della fontana, ricca di ninfee e pesciolini rossi; ancora c’è alla sagra chi la ricorda con nostalgia, mentre ora non butta nemmeno più.

a2Resta il rudere dell’imponente edificio, segnalato in ogni suo punto come pericolante, mentre sulla facciata a lago s’intravedono i caratteri, peraltro incompleti, che formano la scritta RISTOR: tutto quello che rimane dell’antico RISTORANTE

a3A fianco dell’albergo, verso monte, era la stazione della funicolare che collegava il luogo a Lanzo d’Intelvi, con un salto di quota d’oltre 600 metri.

Lì accanto partiva l’altro sentiero che saliva sempre a Lanzo, con ampi tornanti che consentivano un’ascensione prolungata, ma dolce e non impegnativa

Pertanto i collegamenti erano assicurati.

La funicolare era stata costruita all’inizio del secolo scorso, inaugurata a settembre del 1907 per collegare la Valle Intelvi al Lago di Lugano.

La locandina promozionale recitava: Ferrovia-Funicolare di Lanzo-Santa Margherita. Panorama splendido sul lago di Lugano e sulle Alpi dal Monte Rosa alla Jungfrau. 900 metri d’altezza sul livello del mare.

Quell’epoca si definiva Belle Époque e tale era davvero.

I visitatori domenicali si movevano da Milano, piazza Cadorna, col treno delle Ferrovie Nord; giungevano alla stazione capolinea di Como Lago; prendevano il battello della navigazione del Lario che li trasportava a Menaggio e poi da lì a Porlezza, col trenino di cui da parte di molti s’è persa perfino la memoria. A Porlezza si sceglieva: altro battello fino a Santa Margherita, o una salutare passeggiata percorrendo il sentiero da Osteno, testé menzionato. Molti arrivavano in tempo per la Messa e poi, subito fuori, li attendeva il ristorante per il pranzo.

Gli edifici che erano sorti sul luogo erano imponenti e vantavano fregi che correvano sotto le gronde, o perfino affreschi sulle facciate, ancora leggibili su ciò che rimane.

a4Gli abitanti si univano ai turisti nella festa.

a5Il pomeriggio trascorreva tra giochi di società, nuotate, brevi escursioni; c’era pure chi si prendeva il tempo per visitare le vicine Grotte di Rescia, fenomeno naturale; oppure Lugano, o ancora Oria e altri luoghi celebri per la presenza di Fogazzaro, anche lui cliente abituale della funicolare quando viveva presso l’albergo Belvedere a Lanzo.

La chicca era proprio uno dei luoghi fogazzariani: l’orrido di Osteno, poco sopra l’abitato, sulla strada per Claino, minuziosamente presentato dallo scrittore in Malombra, crollato miseramente in contemporanea alla decadenza di Santa Margherita, quasi una beffa. Si poteva visitare in barca ed era suggestivo nella sua singolarità: ora rimane il cancello, da cui si possono vedere ammassi di pietroni invasi da erbe spontanee.

Nel tardo pomeriggio si partiva con la funicolare per raggiungere Lanzo e da lì, con un mezzo pubblico, si arrivava presto ad Argegno per il battello ed il percorso a ritroso verso Como e Milano, dove si era in tempo per la cena.

Tutto questo faceva di Santa Margherita un centro alla moda; le attività davano lavoro e lustro alle località sul Ceresio e valorizzavano, grazie al turismo, le montagne, i paesi, il lago.

Poi è arrivata l’automobile che trasporta lontano, con ore di coda e inquinamento senza limiti, ma lontano, dove tutto è più bello e divertente e lo si può raccontare agli amici.

I sentieri, non più percorsi, sono stati in parte trasportati a lago con le frane, in parte invasi dal bosco che ha consentito l’avanzamento di cinghiali, cervi, camosci a volte pericolosi.

E della funicolare, che cosa resta? Due vagoni sgangherati – uno a ciascun capolinea – , un tracciato irriconoscibile e i gradini sconnessi (molti mancanti) della scala che fiancheggiava il percorso e seviva per la manutenzione.

Pensare che la funicolare si era chiamata ferrovia (posto che si moveva su rotaie di ferro, ma si sarebbe potuta definire anche tramvia) perché così poteva fare anche servizio di posta e telegrafo.

a6I tentativi per ripristinarla sono stati numerosi negli ultimi decenni e si sono ricordati i manovratori storici, che si vantavano a ragione d’aver trasportato grandi personalità, come il Principe Umberto.

a7Ma la nostra Époque è un po’ meno Belle e gli obiettivi sani difficilmente si raggiungono.

Tuttavia le associazioni si danno da fare perché qualche cosa risorga e pian piano riusciranno a riportare vita nel piccolo borgo. Incentivi si presterebbero ad essere l’Expo 2015 e il persistere di una crisi che potrebbe far ripensare a mete escursionistiche più accessibili e meno dispendiose, quindi più intelligenti.

Può darsi che si arrivi al momento in cui i cuochi non saranno impegnati solo un giorno all’anno a preparare grigliate e squisite polente sulla riva del lago.

a8La festa della prima domenica di luglio arriva a conclusione. Si rientra con una certa malinconia, per avere lasciato un luogo tanto singolare e piacevole perché fuori dal mondo. A risollevare gli animi pensa il giovane battelliere Alessandro Rezzonico, che porta compiaciuto questo nome di nobili comaschi, pur essendo di Lugano. Ci racconta una leggenda tramandata in casa sua da generazioni.

Ecco là – spiega – il monte San Salvatore con l’antenna sulla vetta. In realtà, se lo guardate bene, altro non è che il profilo del volto del gigante Gulliver coricato. Era arrivato qui e i lillipuziani gli hanno lanciato una freccia che l’ha colpito proprio al naso, perciò è caduto all’indietro ed è rimasto lì, incastrato tra le montagne.”

Lo guardiamo sorridendo. In effetti, appare proprio tale ed è tanto più suggestivo nei colori azzurrati del tardo pomeriggio. E’ il tocco maestro per fissare questa giornata nella mente, tra i ricordi che non si cancellano.

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[ Le due foto d’epoca appartengono alla collezione P. Negri]

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