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DONO, DUNQUE SIAMO. Otto buone ragioni per credere in una società più solidale.

Laura Boella

Di Laura Boella

Gli uomini disapprendono l’arte del dono. C’è qualcosa di assurdo e incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. In compenso si esercita la charity, la beneficenza amministrata, che tampona programmaticamente le ferite visibili della società […]

Ma anche se, nell’abbondanza, il dono fosse diventato superfluo – e questo non è vero sul piano privato come su quello sociale, perché non c’è nessuno, oggi, la cui fantasia non potrebbe scoprire proprio quell’oggetto che è destinato a fare la sua felicità- continuerebbero a soffrire la mancanza del dono quelli che non donano più. Deperiscono in loro quelle facoltà insostituibili che non possono fiorire nella cella isolata della pura interiorità, ma solo nel contatto con il calore delle cose. Un gelo afferra tutto ciò che essi fanno, la parola gentile che resta non detta, l’attenzione che non viene praticata. Questo gelo si ripercuote, da ultimo, su coloro da cui emana. Ogni rapporto non deformato, e forse l’elemento conciliante della stessa vita organica, è un dono. Colui in cui la logica della coerenza paralizza questa facoltà, si trasforma in cosa e si congela” Th.W. Adorno. Minima Moralia. Meditazioni della vita offesa, Einaudi, Torino 2004, pp. 38-39)

SOZIALPHILOSOPH,

Il celebre aforisma di Adorno sul dono esprime in modo ancora oggi insuperato il paradosso insito nel titolo della raccolta di saggi Dono, dunque siamo. Ad abissale distanza dalla definizione cartesiana dell’identità soggettiva (“penso, dunque sono”), un soggetto in prima persona diventa se stesso donando e insieme “fa” comunità, esiste insieme agli altri. Nella società contemporanea si tratta del movimento di una contraddizione. Non siamo più capaci di donare, ma il mancato esercizio della capacità di immaginare la felicità dell’altro non è indolore: diventiamo di ghiaccio, perdiamo il rapporto vivo con le cose e con le persone.

Nel centro della crisi attuale, il dono è diventato oggetto centrale di interesse nella prospettiva della ricerca di una nuova forma di reciprocità. Il dono è un fatto dell’esistenza umana, le cui articolazioni, come mostrano molto bene i contributi al volume, vanno dall’economia all’antropologia, all’etica, alla sociologia, alla filosofia. Il dono è l’oggetto scambiato, ma al tempo stesso è irriducibile ad esso, il suo valore deriva da altro (non coincide con il valore economico). La forza che oggi ci comunica la riflessione sul dono deriva appunto dalla capacità di questo gesto fondamentale per la vita umana di nominare due cose opposte: la singolarità e l’essere insieme, la reciprocità e la gratuità, la necessità sociale e l’esigenza etica. Un filosofo come Derrida ha guardato fino in fondo la natura ambigua, doppia del dono, ed è arrivato a considerare il perdono, considerato una dono all’ennesima potenza, precedente il dono medesimo. Dobbiamo farci perdonare il fatto che il vero dono è impossibile, il dono puro, incondizionato che non tollera contraccambio o restituzione. Il perdono è donare ciò che non abbiamo, restituire la libertà di agire all’altro, sollevandolo dal fardello della colpa. Il fatto che il dono puro è dono di ciò che non possediamo ci dice tuttavia che lo spazio del dono non è lo scambio di qualcosa, ma è la relazione.

Il dono è tra: essere e nulla, gratuità e interesse, presenza e non presenza, donatore e donatario, scambio economico e sacrificio. Il problema è fare i conti con la reciprocità, la relazione concreta di due esseri, prima di ogni sguardo che valuta e di ogni mano che afferra.

Nel circolo economico così come nel tessuto liquido dei rapporti sociali, il dono immette una sconnessione o un’apertura, attraverso la quale, oltre il mercato e oltre la legge, può avvenire l’incontro con l’altro.

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AA.VV., Dono, dunque siamo. Otto buone ragioni per credere in una società più solidale, UTET, Torino 2013

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