eidoteca

Home » Filosofia » RECENSIONE A LEONARDO CAFFO: IL MAIALE NON FA LA RIVOLUZIONE

RECENSIONE A LEONARDO CAFFO: IL MAIALE NON FA LA RIVOLUZIONE

001

Di Luigi Torriani

Quando si parla di animalismo e antispecismo ci si riferisce spesso ai libri di Peter Singer (“Liberazione animale”, “Etica pratica”, “Ripensare la vita”, “Scritti su una vita etica”), che ho avuto modo di leggere e studiare negli anni dell’università. Oppure a “Gabbie vuote” di Tom Regan. In realtà il dibattito è molto più ampio, è si arricchito negli ultimi tempi di una nuova proposta: il cosiddetto “antispecismo debole” di Leonardo Caffo.

caffoCaffo (Catania, 1988), filosofo e attivista, vegano, lavora presso l’Università degli Studi di Torino, è Associate Fellow dell’Oxford Centre for Animal Ethics, direttore di “Animal Studies: Rivista Italiana di Antispecismo” e cofondatore del progetto “Asinus Novus“. Ha pubblicato a maggio 2013 il libro “Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole” (Sonda, pagg. 128), un testo su cui il mese scorso – prima della pubblicazione – sono uscite due anticipazioni qui su Eidoteca, a cura di Rita Ciatti e dello stesso Leonardo Caffo.

Pur non essendo – lo chiarisco subito – né animalista né vegano né vegetariano, ho letto con interesse il denso saggio di Caffo, scritto con lo stile “analitico” e “anglosassone” tipico dei bioeticisti. Vorrei spiegare brevemente che cosa a mio avviso non funziona nella proposta di Cafffo.

antispecismo (1)Il punto di partenza dell’antispecismo debole di Caffo è il rifiuto delle tradizionali filosofie animaliste e antispeciste di Singer e Regan e del cosiddetto “antispecismo politico” (Marco Maurizi). L’ “antispecismo politico” propone di allargare la battaglia in difesa degli animali legandola a una più generale “guerra” contro lo sfruttamento (sia degli animali, sia degli uomini) in un’unica prospettiva di liberazione (“la liberazione umana senza liberazione animale è vuota. La liberazione animale senza la liberazione umana è cieca”). Si tratterebbe, in soldoni, di fare fronte unico con i movimenti anti-sistema “di sinistra”, unendosi in una lotta comune. Su questo punto a mio avviso (mi limito al problema della tenuta logica degli argomenti, tralasciando qui il richiamo alla “liberazione umana” e al “capitalismo”) ha perfettamente ragione Caffo, che fa notare due cose: il rischio di indebolire concettualmente l’animalismo puntando troppo su argomenti indiretti (liberare gli animali per liberare anche gli uomini dallo sfruttamento capitalista, e simili); la possibilità che gli obiettivi di “liberazione umana” e “liberazione animale”corrano su due binari diversi o anche opposti (si può pensare a una società umana più giusta, migliorata e “liberata”, in cui tuttavia si continuano a sfruttare e a mangiare gli animali, e si può immaginare una situazione in cui liberare gli animali porta solo svantaggi all’uomo).

singer-peterI “guai” incominciano quando Caffo passa alla pars construens del suo discorso. L’antispecismo debole – oltre a evitare di porsi come “politico” – è un antispecismo che guarda alla difesa degli animali (di tutti gli animali) in quanto tali, evitando cioè di difenderli facendo leva su una qualche loro forma o caratteristica che li avvicinerebbe all’uomo. Per cui le filosofie animaliste classsiche di Singer e Regan vengono rifiutate in quanto criptospeciste o in quanto forme di “antispecismo antropocentrico” che difendono gli animali solo in quanto soggetti che – come gli uomini – provano piacere e dolore e in certi casi hanno una forma di autocoscienza (Singer) o solo in quanto “soggetti di una vita” (come gli uomini) con una qualche forma di vita mentale e perciò dotati di diritti (Regan). Così facendo, secondo Caffo, la difesa degli animali continua a essere subordinata a coordinate antropocentriche: “Singer, Regan e altri filosofi morali urlano silenziosamente questa intuizione quando dicono che, per salvare e rispettare l’altro animale, questo deve avere qualcosa che lo riconduca alla nostra famiglia: la strategia expanding circle o, come dire, della famiglia allargata” (sul tema si veda anche: Amedeo Vigorelli, “L’animale eccentrico”, Guerini e Associati, pagg. 224).

In sostanza Caffo sta dicendo: perché mai dovremmo rispettare un essere vivente in quanto pensa o in quanto è capace di provare piacere e dolore? Perché un insieme di determinate caratteristiche (autocoscienza e coscienza) dovrebbe essere “moralmente più rilevante del lungo pene dell’armadillo o del volo incantato e sonnecchiante dell’albatro?”.

Amadillo-birdphotos.com_Questa domanda è assurda. Forme di autocoscienza e di pensiero sono trascendentali rispetto al porsi stesso di una questione morale, sono condizioni necessarie del libro di Caffo e dell’articolo che sto scrivendo. Non mi è chiaro in che senso tutto questo potrebbe essere ininfluente. Lo stesso Caffo, nelle parti più “liriche” del libro (dove parla più da attivista che da filosofo) torna a far riferimento alla “tragedia” del dolore animale e dello sfruttamento verso gli animali, reintroducendo surrettiziamente degli (ovvi) riferimenti alla rilevanza morale di proprietà e caratteristiche (qui il dolore) che avrebbe voluto eliminare. E a pagina 102 scrive: “pur coscienti che la verità logica, e la logica stessa qui utilizzata siano frutto di concetti e schemi statistici e antropocentrici, abbiamo comunque il dovere di utilizzare strumentalmente questo modus operandi per adempiere a un compito più grande, verso un più vasto ‘comprenderci’ della natura, a cui giungere attraverso un percorso non denotabile e non schematizzabile”. Come dire: mi rendo conto che anche facendo discorsi di filosofia morale come sto facendo mi sto comportando in modo “antropocentrico” perché la filosofia è esclusiva dell’uomo, ma per il momento accontentiamoci in attesa di trovare una nuova vicinanza agli animali non più antropocentrica (“un più vasto ‘comprenderci’ della natura”). Che cosa significa questo? Nulla. Se Caffo smettesse di fare discorsi filosofici non troverebbe un’ altra forma di “antispecismo” non “antropocentrico”, al massimo potrebbe andare a vivere nella giungla o nella savana. Dove non c’è nulla di “animalista” e “antispecista”, e la tigre mangia la gazzella, ma (pag. 66) “che la tigre mangi la gazzella è extraculturale, al di là delle nostre categorie morali di giusto o sbagliato, per cui, anche in una versione platonista in cui il bene e il male esistono di per sé (che poi è anche quella del sottoscritto), non avrebbe nessun senso giudicare malvagio un carnivoro obbligato (se non mangia carne muore) che adempie alle proprie funzioni vitali mangiando una gazzella”. La cosa strana è che per Caffo sia irrilevante il fatto che la tigre che mangia la gazzella è qualcosa di extraculturale, e che la tigre – peraltro – non si è prima posta il problema di mangiare o non mangiare la gazzella per poi concludere – come Caffo – che deve mangiarla per necessità. Ha mangiato e basta.

TIGRE_620-300x245Voglio dire: non condivido gli animalismi tradizionali (e in particolare non condivido l’utilitarismo di Singer, il rispetto attribuito, più che agli individui, al piacere e dolore intesi come meri stati di cose di cui gli individui diventano semplici ricettacoli, e l’idea – secondo me priva di senso – di mettere su uno stesso piano e confrontare il “dolore” di un uomo, inserito in un certo contesto esistenziale e biografico, e il dolore – peraltro dubbio – di un’ostrica, trattandoli come se fossero la stessa sostanza incorporea omogenea, al limite di diverse gradazioni quantitative), ma capisco (e in parte condivido) l’idea di estendere (per me solo alcuni) diritti agli animali (per me solo ad alcuni animali più vicini alla specie umana, come le grandi scimmie) in ragione di una loro “parentela” con gli uomini (trattare cioè gli animali a noi più vicini, che non sono in senso stretto “agenti morali”, come “pazienti morali”); invece, più che non condividere, proprio non capisco la prospettiva di Caffo, cioè non capisco in che senso si dovrebbero tutelare moralmente gli animali (tutti gli animali, senza eccezioni) evitando di attribuire rilevanza morale a coscienza (cioè capacità di provare piacere e dolore) e autocoscienza (vita interiore, consapevolezza di sé come individuo esistente nel tempo e distinto dagli altri).

mosca bisCaffo si domanda a un certo punto che significato può avere il fatto che anche i vegani guidando l’auto o camminando su un prato di fatto uccidono insetti, eppure non promuomovo ricerche o studi per evitare queste uccisioni. Risolve il problema dicendo che si tratta di uccisioni preterintenzionali (oltre l’intenzione, non volute), e distinguendo tra uno “specismo naturale” (propensione naturale di ogni specie nel preferire individui della propria specie) e uno “specismo innaturale” (meccanismo di oppressione istituzionalizzato degli animali). Capisco, ma c’è qualcosa di più profondo in tutto questo: se io, ogni volta che prendo l’auto, uccidessi centinaia di uomini, sia pure senza farlo apposta, sarei un uomo distrutto. Ma se gli insetti valgono quanto gli uomini (o di più, visto che l’uomo è chiamato – con malcelato disprezzo – “bipede implume”?) come la mettiamo (si veda anche questo mio articolo uscito sul quotidiano L’Intraprendente)?

“Il maiale non fa la rivoluzione, tocca a noi farla per lui”. Ma il fatto che il maiale (tutti i maiali intrinsecamente, non soltanto alcuni maiali malati, più deboli o psicofisicamente debilitati) “non fa la rivoluzione” e non si pone il problema di una “rivoluzione” (e già “rivoluzione” è un concetto solo umano) è davvero qualcosa di irrilevante dal punto di vista filosofico?

Annunci

2 commenti

  1. ciccio ha detto:

    Finalmente qualcuno che l’ha scritto.

    Dissento solo su un dettaglio, ovvero che la parte destruens sia efficace.
    Il grimaldello etico della comune esperienza del dolore (l’expanding circle di Singer), a sua volta esteso verso la costruzione di una società nella quale il coefficiente di sfruttamente diminuisce per tutti (animali e non animali) portando un vantaggio comune, sono due solide argomentazioni che anche i non animalisti non possono ignorare, e che vengono a malapena scalfite dalle critiche di Caffo.

    Specie la critica all’antispecismo politico è veramente scadente; si limita ad affermare che “liberazione umana e liberazione animale non è detto che vadano di pari passo”, affermazione vaga al punto che è tanto vera quanto il suo contrario; sfugge invece completamente da una critica marxista all’antispecismo politico. La critica marxista all’antispecismo politico è che le liberazioni vengono prodotte dal soggetto che si vuole liberare: questa è una delle basi della sinistra; si prenda ad esempio la lotta di classe, o l’emancipazione femminile. Secondo me Caffo tenta di dribbla questo concetto perchè lo vuole rovesciare a suo favore. Se il maiale non fa la rivoluzione Caffo dice che la dobbiamo farla noi al suo posto; un marxista invece dice che se un maiale non fa la rivoluzione allora un movimento antispecista può essere solo antropocentrico, e dunque non può essere antispecista.

    La parte costruens è abominevole per un motivo ben preciso, se mi è permesso: Caffo ritiene che le caratteristiche dell’animale uomo irrilevanti in nome di un presunto relativismo. Ma invece nel pensiero debole (si rilegga l’ancora immenso Vattimo) il pensiero e l’interpretazione del realtà (peculiarità umane) sono la base stessa relativismo. Anzi, nel pensiero debole se manca una interpretazione della realtà questa… LA REALTA’ CESSA DI ESISTERE… giusto per dire quanto siano imprescindibili pensiero, interpretazione e autocoscienza nella corrente filosofica del pensiero debole, a cui Caffo tenta indebitamente di agganciarsi.

  2. godot ha detto:

    perdere tempo a criticare questo non libro mi sembra assurdo. come animalista mi vergogno che esistano libri come questo, e che ci siano autori “animalisti” che sulla pelle degli animali (tanto, si sa, non fanno la rivoluzione…) si fanno le vendite in libreria…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: