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MASSIMO RECALCATI E IL COMPLESSO DI TELEMACO

complesso Telemaco genitori figli

 

Di Gianfranco Giudice

L’ultimo libro di Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, appena pubblicato da Feltrinelli, prosegue e approfondisce la riflessione che lo psicoanalista lacaniano conduce da anni sul tema del desiderio, con particolare riferimento al tema cruciale del rapporto tra genitori e figli, già al centro di un volume precedente dal significativo titolo Cosa resta del padre?( Cortina, 2011 ).

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Narciso (1)

Edipo e Narciso, i due personaggi centrali del teatro freudiano, diventano nelle pagine di Recalcati il paradigma di due modelli antropologici che ci aiutano a capire le trasformazioni intervenute negli ultimi decenni nel rapporto tra genitori e figli all’interno della più ampia dinamica sociale.

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Il figlio – Edipo è il modello del passato, quello che si è scontrato con l’autorità genitoriale che incarnava la Legge per conquistare la propria libertà, vissuta come contestazione e trasgressione dell’autorità dei genitori, del padre – padrone e delle istituzioni. La contestazione del ’68 e i movimenti degli anni ’70 hanno incarnato in particolare questa dinamica di affermazione del desiderio e della libertà. Tutto ciò ha contribuito a produrre il modello dell’anti – Edipo, ovvero di una libertà vissuta come espansione proteiforme e senza limiti del desiderio. Il riferimento è qui al celebre libro Anti – Edipo (1972) di Deleuze e Guattari, in cui il filosofo e lo psichiatra francese fanno, come scrive Recalcati, “ un elogio incondizionato del carattere rivoluzionario del desiderio contro la Legge che ha finito paradossalmente per colludere con l’orgia dissipativa che ha caratterizzato i flussi non delle macchine desideranti come auspicavano Deleuze e Guattari – ma di denaro e di godimento che hanno alimentato il meccanismo impazzito del discorso del capitalista nell’epoca della globalizzazione finanziaria “ ( p.103 ).

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Il prodotto di tutto questo porta all’attuale figlio – Narciso che resta fissato sterilmente alla sua immagine, dentro una società che non conosce più alcuna autorità, alcuna istituzione autorevole, alcun valore forte di riferimento, insomma che non conosce più alcun Padre. Come spiega bene l’autore, il tramonto dell’autorità simbolica del Nome del Padre si è coniugata con l’affermarsi di una dinamica consumistica fine a se stessa, in cui ha trovato alimento inesauribile l’attuale capitalismo finanziario, la cui crisi ha dunque radici ben più profonde rispetto a quanto appare alla superficie. Il presente appare senza tempo, chiuso com’è all’interno di un meccanismo compulsivo – ripetitivo tutto centrato sul consumo di oggetti su cui è schiacciato il desiderio e il desiderare. Il desiderio è la struttura antropologica fondamentale, definisce l’umano in quanto tale, il suo essere trascendenza, progetto, spinta inesauribile verso l’Altro come orizzonte unico di senso per l’uomo. Schiacciato dentro la macchina del consumo, il desiderio si riduce invece a puro desiderio inesauribile di oggetti, godimento spinto da una pulsione che dà morte piuttosto che vita, perché l’uomo non può esaurirsi nella materialità dei bisogni, essendo la parola e la risposta al suo appello, lo specifico cibo degli umani. Spiega Recalcati come le nuove generazioni appaiano sperdute come i loro genitori.

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Oltre il figlio – Edipo e il figlio – Narciso, esiste un’altra possibilità? Il complesso di Telemaco ci dice di sì, e proprio nel racconto di Omero in cui si narra di Telemaco, il figlio di Ulisse che attende il ritorno del padre. Telemaco prega perché nella sua dimora invasa e devastata dal godimento mortale dei Proci, sia ristabilita la Legge della parola. “ Si tratta – scrive lo psicoanalista – di una Legge che rende possibili tutte le altre Leggi. La psicoanalisi chiama questa Legge fondamentale: Legge simbolica della castrazione, ma potremmo anche chiamarla Legge della parola. Cosa stabilisce questa Legge che è la Legge delle Leggi? Stabilisce che essendo l’umano un essere di linguaggio, essendo la sua casa la casa del linguaggio, il suo essere non può che manifestarsi attraverso la parola. Stabilisce che è l’evento della parola a umanizzare la vita e a rendere possibile la potenza del desiderio introducendo nel cuore dell’umano l’esperienza della perdita ( pp. 29 – 30 ). Qui si colloca dunque la richiesta del padre, la sua invocazione, perché il padre sia testimone della possibilità di vivere questa vita con slancio e apertura a mondi nuovi, verso orizzonti inediti.

Pescatori-sulla-spiaggia-di-Rimini-allalba-a28385366Telemaco invoca il padre, il suo ritorno, non per rinchiudersi passivamente nella ripetizione del passato, bensì per prendere slancio verso il futuro, perché come spiega bene Recalcati, non esiste eredità senza perdita e morte, da cui solo può nascere nuova vita. Non si eredita un regno, un oggetto, la vera eredità è il desiderio, si eredita il desiderio attraverso al parola che dice l’assenza. Il padre testimonia la sua assenza e in questo modo lascia in eredità al figlio la capacità autentica di desiderare, che non è mai desiderio di oggetti, ma desiderio di relazione e corrispondenza con l’Altro, desiderio di apertura inesauribile. L’eredità non è una ripetizione del passato, ma una ripresa ed una reinvenzione di esso, una fedeltà che è allo stesso tempo un tradimento e un abbandono del passato, solo così si è eredi. “Gesù e Telemaco? – scrive Recalcati – Non sono forse Gesù e Telemaco due figli che hanno conosciuto profondamente l’abbandono del padre, la sua assenza più radicale? Se il padre è un’assenza, o, meglio, se la sua è un’assenza sempre presente, egli non può che renderci orfani” (p. 145 ). Telemaco ci indica la nuova direzione verso cui guardare, perché Telemaco è la figura del giusto erede. Il suo compito è lo stesso che per l’autore attende i nostri figli, e cosa dunque davvero si eredita, se l’eredità non è fatta di sangue e di geni, e neppure di beni materiali? “ L’eredità – leggiamo nella bella conclusione de Il complesso di Telemaco – è sempre eredità di una passione che subisce uno sviamento, una torsione, una deviazione. […] Ereditare è questo: scoprire di essere diventato quello che ero già sempre stato, fare proprio – riconquistare – quello che era già proprio da sempre. Aveva ragione Telemaco: qualcosa torna sempre dal mare” (p. 149 ).

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