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IL DIMENTICATO RUOLO DELLE DONNE NEL RISORGIMENTO

eroine

Di Domenico Letizia

Spesso la storiografia dimentica di menzionare le numerose donne che sacrificarono anche la vita per gli ideali risorgimentali. Nelle manifestazioni, sulle barricate, a fianco delle truppe regolari e volontarie, vi furono numerose donne. Dopo il Triennio repubblicano, questa è una delle più significative occasioni di partecipazione delle donne all’azione pubblica, da molti punti di vista anche più evidenti e rilevanti dell’esperienza rivoluzionaria fine settecentesca. Nonostante le donne scendano in piazza, scrivano articoli per periodici e giornali, redigano appelli collettivi e manifesti politici, le patriote tendono ad essere costantemente ridotte al ruolo che ad esse è attribuito dalla parentela e dalla famiglia, moglie, figlie, madri e fidanzate, modello che molte patriote accetteranno anche volentieri. La struttura della narrativa nazional – patriottica ha imposto la loro centralità in queste vesti, come sublimi depositarie dell’onore della nazione, tematica che non manca di essere richiamata nei momenti più drammatici dello scontro militare. Fondamentale ricordare che molte di queste patriote cercano di fuggire da tali schemi; tuttavia fanno fatica a farsi largo, dissensi o sarcasmi velenosi, occasionalmente espressi anche da uomini che appartengono alle schiere del patriottismo, circondano e accompagnano le loro iniziative; né ad esse vengono riconosciuti diritti politici nei testi costituzionali, nemmeno nei contesti più avanzati, come nella Repubblica Romana ove molte patriote organizzarono Comitati di soccorso ai feriti. Ma il discorso nazionale, in un sistema valoriale e simbolico immaginato da uomini, non permette alle donne il riconoscimento di un ruolo diverso. Come ci descrive Alberto Mario Banti, l’allegoria letteraria originale immagina la patria come una donna e una madre. L’Italia è una donna, spesso seduta, spesso cinta da una corona turrita, talvolta pudicamente coperta da un pelpo, col seno scoperto, a sottolineare la funzione nutritiva svolta nei confronti dei suoi figli, spesso ritratta in catene, a ricordare il suo stato di oppressione, o anche cinta di armi, nel momento del suo auspicato riscatto. Pallida replica dell’immagine francese della libertà rivoluzionaria, secondo Alberto Mario Banti, tale allegoria si sviluppa, tuttavia, nella letteratura risorgimentale, in una frequentata sequenza di tropi, che a partire dalla figura materna conduce i lettori ad immaginare la patria come un’articolata rete parentale. E così la patria è una donna e una madre, i suoi figli, proprio, per questa comune discendenza, sono tutti legati tra loro da un vincolo di fratellanza. Riassumendo, come descritto, il ruolo femminile nella costruzione dello Stato nazionale italiano è sempre stato considerato subordinato al ruolo maschile. Ma le donne, nonostante la poca o nulla visibilità pubblica, non solo ebbero un ruolo rilevante in quel processo, ma furono numerose, di diverse estrazioni sociali, e si dimostrarono volitive, determinate, con idee e progetti da costruire, impegnate direttamente nelle cospirazioni ma anche nelle lotte vere e proprie, anche se in genere con funzioni di organizzatrici o di infermiere (una delle poche che imbracciò il fucile fu Anita Garibaldi), passate poi, dopo l’Unificazione, a ruoli di impegno sociale a beneficio delle donne e dell’infanzia, per il riscatto sociale delle classi disagiate, per l’organizzazione e la promozione dell’educazione. Oltre ai più famosi eroi del Risorgimento italiano, ci sono, dunque, donne patriote che hanno contribuito attivamente alla vita politica dell’epoca, battendosi per far valere i propri ideali e contribuendo esse stesse all’unità d’Italia.

 

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