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GIR DI SANT. Un pellegrinaggio storico-religioso attorno al Monte Pedale, popolarmente chiamato Cornizzolo

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Di

Maria Orsola Castelnuovo

Quest’anno, il gruppo canzese I Nost organizza la settima edizione del Gir di Sant, un percorso simbolico che “riscopre e riafferma – secondo quanto detto dagli organizzatori – la testimonianza di sacralità del territorio che la popolazione contadina della comunità del monte Cornizzolo (vedi nota 1) ha manifestato nella storia, con la realizzazione delle numerose costruzioni religiose che vi si incontrano”.

thumbnailIl percorso – nato da un’idea di Antonio Corti – si snoda infatti partendo da Civate e toccando tutte le tracce di tale sacralità: ciascuno dei paesi che si trovano alla base di questo monte ha un suo luogo di culto particolare sui versanti dello stesso, spesso edificati sui resti di templi precristiani, fino al periodo Cristiano con la massima espressione religiosa, architettonica ed artistica dell’abbazia “imperiale” di S.Pietro al Monte Pedale, che rappresenta la meta del pellegrinaggio. Questa è la ragione della data scelta per il ‘gir’, che quest’anno si svolgerà tra la serata di sabato 29 giugno (ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo) e la mattina di domenica 30.

San Tomaso ValmadreraIl ritrovo è nel centro storico di Civate, presso la Casa del Pellegrino, antico edificio risalente alla prima metà del ‘400, realizzato proprio con l’intento di ospizio che accoglieva i fedeli in viaggio verso la Basilica di S. Pietro. Al suo interno si trovano pregevoli affreschi con scene di caccia. Dopo l’appello dei partecipanti, a ciascuno vengono distribuiti il timbro per le credenziali e il campanello del pellegrino. Segue una breve presentazione del Gir e della sua simbologia, poi il Padre Priore benedice il bordone e la bisaccia ed è distribuito il medegozz delle sette erbe, bevanda energetica che fornirà il brio necessario per affrontare l’avventura; quindi si parte alla volta di Valmadrera, dove si raggiunge la chiesa di S. Martino, già esistente nel XII secolo, con all’interno un affresco della Madonna del Latte detta “Santa Maria Veteris”; quindi si sale alla chiesa di S. Tomaso, su un terrazzamento belvedere a circa 600 metri di quota; già esistente nel secolo XIII, ricostruita nel 1838 dopo secoli di abbandono. Qui sono distribuiti i biscotti di San Tomaso.

Poi le tappe si fanno più lunghe, i luoghi di sosta sono più distanziati e la notte cala, portando con sé la suggestione di una camminata silenziosa, rotta solo dal suono dei campanelli. Altro suono è previsto in piena notte alla colma dei Corni di Canzo, località Curunghej, dove si udranno notturni eseguiti con il flauto di Pan.

chiesetta San Miro CanzoSi scende, superando la Terz’alpe, per raggiungere la Second’alpe o almeno il luogo dove essa si trovava un tempo: era la casa natale e abitazione di San Miro Paredi, il Santo popolare, venerato e invocato come latore d’acqua. E’ questo il momento in cui si gusta attorno al falò il brudin dal salvadegh e poi si canta in coro, inneggiando all’amicizia che unisce i pellegrini.

Si percorre il sentiero dello spirito del bosco, per raggiungere la Prim’alpe e salire all’eremo di San Miro al Monte, edificato tra il 1643 e il 1660 nei pressi di una grotta con annessa Fonte Sacra, dove la credenza popolare vuole che il Santo avesse dimora.

Si scende a Canzo, per toccare prima la cappella di S. Michele, edificata in un luogo detto “il Lazzaretto”, di epoca ottocentesca, poi la chiesa di S.Francesco, parte di un antico convento francescano; all’interno conserva una pregevole statua lignea settecentesca di S. Miro e da qui deriva la sua denominazione anche come “Gesa da San Mirett”.

Ci si dirige alla volta di Eupilio: dopo avere percorso la sponda nord est del lago Segrino e attraversato il fons sacer, si raggiunge a Mariaga la chiesa di S. Cristoforo, di origini cinquecentesche. Ogni pellegrino riceve la goccia d’oro del duttur. Si passa alla chiesa di San Martino a Carella, che custodisce un altare già oggetto di culto circolare, dedicato alla Madonna. Oltre agli affreschi Cinquecenteschi che illustrano gli episodi della vita della Vergine, spicca l’affresco della Madonna del Parto, insolito e oggetto di veri e propri pellegrinaggi da parte di madri e nonne di gestanti. E’ inoltre presente una tela seicentesca con il martirio di Sant’ Eurosia, santa spagnola invocata per la protezione dai temporali. Sul sagrato, già lazzaretto, avviene la distribuzione del pane di Sant’Eurosia.

Madonna della Neve PusianoAttraverso il percorso segantiniano (vedi nota 2), si arriva in comune di Pusiano, si supera la Cappelascia e si sale al santuario della Madonna della Neve, documentato come Oratorio dal 1608, ma già citato nel 1570 come cappella dedicata alla Madonna.

Ecco il momento della colazione del pellegrino: pane, lardo, formaggio, miele, champagne di sambuco, acqua di sorgente.

Si scende quindi a Cesana Brianza attraverso il roccolo belvedere, si raggiunge la Via Crucis di Suello, si supera il pianoro belvedere dei Prielli e si sale, con percorso panoramico, al complesso di S. Pietro al Monte, caratterizzato da due edifici che costituiscono uno dei maggiori esempi dell’arte romanica lombarda: la Basilica di San Pietro e il piccolo Oratorio di San Benedetto. Secondo la tradizione, il complesso sarebbe stato fatto costruire attorno all’anno 772 da Desiderio, ultimo re dei Longobardi sul luogo dove il figlio Adelchi avrebbe recuperato la vista bagnandosi con l’acqua di una vicina fonte miracolosa, dopo essere diventato cieco durante una battuta di caccia al cinghiale. Nella cripta della basilica esiste l’immagine affrescata di Santa Lucia come portatrice di luce e patrona degli occhi, a ricordare i poteri taumaturgici della fonte.

3-_San_Pietro_al_Monte Alla basilica, il gruppo è accolto dal saluto di benvenuto da parte del Padre conservatore e curatore religioso dell’ antica Abbazia.

Seguono la Santa Messa solenne, cantata dalla Corale polifonica di San Pietro al Monte di Civate e il pranzo simbolico comunitario con i “pesitt da San Pedar“.

Il senso di questo pellegrinaggio, come gli organizzatori tengono a precisare, non è un’occasione di divertimento, ma serve a sottolineare e ricuperare l’aspetto spirituale che caratterizzava i primi pellegrinaggi religiosi del passato. I partecipanti sono così invitati ad accostarsi a quest’esperienza con devozione, pronti a seguirla con raccoglimento e attenzione a ciascun passaggio, a ciascun elemento che la caratterizza.

La clausola “non si corre, ci si aspetta” serve a precisare lo spirito di solidarietà e quasi complicità con cui il cammino deve essere compiuto, per arrivare al culmine di esso rafforzati, pronti per la preghiera solenne conclusiva, che dovrebbe servire a portare davvero un cambiamento, percepito in seguito anche dalle persone con cui si viene normalmente a contatto.

Vista dalla cima del monte CornizzoloUn pellegrinaggio come il gir di Sant, se pure breve, se pure fatto a ridosso del clamore di un’urbanizzazione che ha devastato il paesaggio circostante, lascia una traccia significativa in chi ne ha colto davvero il senso e quindi ci ritorna, non per raccontare l’avventura agli amici mostrando foto suggestive, ma per rafforzarsi e imparare sempre meglio a trasferire nella vita di ogni giorno la serenità, il distacco dal futile, la capacità di misurarsi, la solidarietà, insomma tutti i valori che ha forse scoperti in sé per la prima volta.

1 Nei documenti relativi ai pascoli e alle riserve di caccia di questo monte, esso è citato come Monte Pedale. La gente prese a chiamarlo in dialetto Corniscioo, in seguito ai pressanti episodi di transumanza di greggi dalla Bergamasca, che invadevano i pascoli delle pendici montane e anche della piana sottostante, danneggiando a volte anche i prati e le colture dei contadini e allevatori locali. Esistono negli archivi documenti in proposito. (cfr. Maria Orsola Castelnuovo DIO NON CHIEDE TROPPO. Milano. Ancora editrice, 2011). Corniscioo era il termine con cui si indicava il capretto nel dialetto gaì degli allevatori bergamaschi. Monte Pedale invece è dovuto alla forma della base del monte, che appoggia al suolo a nord dei laghi briantei, con un piede ben saldo.

 2 Il pittore Giovanni Segantini (1858-1899), negli anni in cui risiedeva a Pusiano, usava percorrere questo sentiero per raggiungere a Carella (ora Eupilio) la trattoria San Rocco, attualmente sede di un istituto di credito. In seguito, prese dimora appunto a Carella nei pressi della trattoria, nella curt da Leunin, e subito dopo a Corneno (comune di Penzano ora Eupilio) nel Casìn di Strii, dove abitò per tre anni , dal 1885 al 1888, e dipinse alcuni dei suoi quadri più celebri, per esempio Le due madri (Milano, Galleria d’Arte Moderna).

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