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LE VISIONI UTOPICHE DEI SUPERSTUDIO E I CRETTI DI BURRI (dalla rubrica ArchiTentare)

Di Serena Bisogno

burri

Nella bella mostra “La città nuova. Oltre Sant’Elia”, allestita nei locali di Villa Olmo a Como in questi mesi, mi soffermo ad osservare un progetto.

Cos’è quella enorme griglia che imprigiona il globo terrestre? Pura utopia architettonica? Onirica visione di un gruppo di architetti toscani degli anni Sessanta?

L’opera, dal significativo titolo “Monumento continuo” – indubbiamente provocatoria – viene elaborata dai giovani membri dello studio di architettura ‘Superstudio’ e, a prima vista, pare voglia comunicare un’idea di città impossibile, ai limiti dell’inverosimile, irretita com’è da una rigida griglia di dimensioni colossali.

superstudio

Superstudio, Monumento continuo.

Sembra. Perché poi, a ben guardare, un simile monolite sarà di lì a poco ideato e materialmente realizzato dall’artista Alberto Burri, sebbene in altro contesto geografico.

E così, andando a ritroso nel tempo, rielaborando suggestioni visive rimaste impresse nella mente, m’imbatto nell’immagine di un enorme cretto, anch’esso ‘monumento continuo’, che fagocita il territorio occupato da Gibellina, la città siciliana distrutta dallo spaventoso terremoto del Belice nel 1968. Lì l’artista sceglie di ‘congelare’ la città sepolta, inglobandone i resti in un gigantesco, ininterrotto monumento, quasi privo di soluzione di continuità. In realtà l’opera, che ben si collega alle visioni utopiche del gruppo Superstudio, è attraversata da solchi, fratture verosimilmente naturali all’interno della grande colata di cemento, ferite insanabili di una città lacerata per sempre.

cretto burri

cretto

  1. Burri, Il grande cretto di Gibellina (TP).

A volte basterebbe poco per comprendere di più: sarebbe forse sufficiente non fermarsi al carattere fenomenico delle cose, ma andare al di là della loro superficie, di quella che è la loro prima immagine. Così, per capire un’opera e il contesto in cui essa è stata ideata, basterebbe probabilmente non fermarsi al prospetto principale, ma ruotarvi attorno, intraprendendo un bergsoniano percorso di conoscenza e comprensione degli spazi, delle parti che la compongono e della struttura nel suo insieme, nel tentativo di cogliere la famigerata ‘quarta dimensione’ cubista. Si avrebbe allora il tempo di osservare e di capire meglio il manufatto, che nel suo farsi ‘monumento’, come ricorda la radice stessa della parola (memini), assolve la funzione principale per cui è stato ideato, ovvero quella di fermare, nel tempo e nello spazio, la memoria.

 

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8 commenti

  1. Marianna D'Angiolo ha detto:

    Complimenti Serena Bisogno!! interessante articolo, anche a me piace molto l’arte contemporanea, di cui ci sarebbe tanto da dire, ed è un bene che ci siano articoli così che danno spiegazioni, interpretazioni! 🙂

  2. rosa ha detto:

    Bravissima veramente un articolo interessante! Complimenti

  3. Flavia ha detto:

    Articolo ricco di spunti…Bella e interessante la riflessione finale sull’opera d’arte… Ed emozionante il riferimento a Gibellina!
    Complimenti Serena!!

  4. You made some decent points there. I did a search on the subject and found most people will approve with your site.

  5. alessia ha detto:

    Ho dovuto aggiornare la pagina tre volte per riuscire a leggere l’articolo. Per valso la pena aspettare, ho trovato le informazioni che cercavo.

  6. stefania ha detto:

    Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.

  7. erica ha detto:

    e’ difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra proprio che voi sappiate davvero di cosa state parlando! Grazie

  8. S.B. ha detto:

    grazie a tutti per i commenti 😉

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