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VERDI E LA TRILOGIA POPOLARE

Di Ilaria Taroni

Parte I

Rigoletto

Robert Merrill nei panni di rigolettoRigoletto è la 17esima opera del Cigno di Busseto che rappresenta un punto cardine dell’evoluzione e musicale e psicologica dell’autore dando inizio al Trittico Verdiano,meglio conosciuto come”trilogia Popolare”.

Entusiasmato dal dramma di Victor Hugo “le Roi s’amuse” ,Verdi iniziò a lavorare su questo soggetto nella primavera del 1850 e concluse lo spartito i primi di febbraio 1851 poco prima della prima messa in scena prevista per l’11 marzo dello stesso anno.

Dal Momento che la commissione veniva dalla Fenice di Venezia,il Libretto venne affidato a Francesco Maria Piave.

Fu un parto difficile soprattutto a causa dell’ostruzionismo della censura veneziana :il governatore militare in persona ,Gorzkowsky,definì osceno e immorale il libretto,deplorando il comportamento ribelle di Rigoletto verso il suo sovrano,la dissolutezza del sovrano stesso,l’accondiscendenza di Gilda alle profferte amorose di quest’ultimo e il suicidio della giovane nell’ultimo atto. Inoltre per i tempi era impensabile che il protagonista fosse un buffone deforme e che Gilda morisse agonizzante in un sacco.

Verdi in realtà era conscio delle difficoltà che avrebbe incontrato la scelta di mettere in musica un soggetto ispirato al dramma di Hugo ( già proibito nel 1832 in Francia) ma contava sulla sua fama e sul suo prestigio per bypassarle.

Ebbe fortuna perché il 26 gennaio 1851 ,con la promessa di un cambiamento di nomi e di ambientazione rispetto alla versione originale,la censura veneziana concesse il suo benestare.

Le innumerevoli intromissioni di Venezia costrinsero tuttavia Verdi a comporre la sua opera,la cui stesura durò circa 40 giorni, in fretta e furia a ridosso della Prima:la strumentazione dello spartito avvenne durante le prove ed è celebre l’aneddoto secondo il quale la celeberrima aria”la Donna è mobile” venne consegnata al tenore solo all’ultimo momento con il veto di cantarla al di fuori del teatro per conservare il segreto e l’effetto “sorpresa”della drammaticità musicale della romanza stessa.

Fu un successo strepitoso che si ripercosse in tutta Europa consacrando il compositore nell’Olimpo dei Grandi.

Rigoletto fu il punto di svolta nella trasformazione del Teatro Verdiano :Verdi era arrivato a comprendere la Natura umana nella sua prospettiva più concreta e realistica,fondendo bene e male in un ‘unica personalità,quella del gobbo per l’appunto,definendo il suo protagonista “personaggio estremamente deforme e ridicolo ed internamente appassionato e pieno d’amore”e omettendo ,per sfuggire allo scandalo,il fatto che egli fosse anche il potenziale omicida del del duca colpevole ,non solo di avergli rapito la figlia,ma anche d’essere giovane e bello.

La psiche di rigoletto è complessa e dicotomica, passioni opposte si alternano nei suoi comportamenti:da un lato il monologo e l’incontro con Sparafucile(lo stile musicale fa uso del recitativo e della formula di conversazione drammatica),dall’altro il tenero duetto con Gilda(le voci si fondono in aperture ariose e in cantabili struggenti) allo stesso modo vi è l’alternanza tra l’invettiva verso i cortigiani al nuovo duetto con la figlia fuggita dalle stanze del duca.

Dal punto di vista musicale la novità sconvolse la gerarchia vocale:ponendo al centro della partitura la personalità del gobbo e sdoganando il predominio del Baritono cominciarono a venire meno le relazioni obbligate tra i ruoli vocali così come venivano imposte dalla consuetudine del melodramma fino ad allora.

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Rigoletto

dramma in III atti su libretto di F.M.Piave

Personaggi

Il Duca di Mantova: Tenore

Rigoletto, buffone di corte: Baritono

Gilda, sua figlia: Soprano

Sparafucile, sicario di professione: Basso

Maddalena, sua sorella: Mezzosoprano

Giovanna, custaode di Gilda: Mezzosoprano

Il conte di Monterone: Baritono

Marullo, cavaliere: Baritono

Borsa, cortigiano: Tenore

Il conte di Ceprano: Basso

La contessa di Ceprano, sua moglie: Mezzosoprano

Usciere di corte: Basso

Paggio della Duchessa: Soprano

Cavalieri e Cortigiani: Coro (Tenori e Bassi)

La scena si svolge nella città di Mantova nel XVI secolo

Rigoletto a Mantova statua

Trama con guida all’ascolto

Atto I

In una delle sale del Palazzo Ducale di Mantova si svolge un sontuoso ricevimento: tra risa, brindisi, danze e scherzi, il Duca ,giovane donnaiolo impenitente, rivela di essere stato profondamente colpito da una bellissima fanciulla avvistata in chiesa (“della mia bella incognita borghese”).

Dopo aver dichiarato apertamente la sua indole libertina (aria “questa o quella per me pari sono”)il Duca rivolge le sue attenzioni alla Contessa di Ceprano provocando l’ira del marito che viene beffeggiato dal gobbo di corte, Rigoletto (“Voi congiuraste contro noi, Signore”).

Poichè tra i presenti serpeggia la voce che il vecchio deforme abbia un ‘amante,che in realtà altri non è che la di lui figlia Gilda, Ceprano congiura con gli altri cortigiani per rapirgliela al fine di rivalersi delle offese subite.

Nel bel mezzo dei festeggiamenti compare il vecchio conte di Monterone che viene a chiedere giustizia per l’onore della figlia,sedotta dal giovane rampollo che per tutta risposta ordina alle guardie di arrestarlo. Monterone allora, oggetto dello scherno di Rigoletto, inveisce contro il Duca e maledice il buffone che, scosso dalle sue parole, torna a casa con la mente piena di funesti presagi .

Lungo la via incontra Sparafucile,sicario prezzolato che gli offre i suoi servigi lasciandogli un suo recapito nel caso ne avesse bisogno (duetto ” quel vecchio maledivami”).

Rigoletto lo allontana ma arrivato sulla soglia di casa ripensa alla maledizione e alla sua vita infelice in balia dello scherno del duca e dei cortigiani e per un attimo pare indugiare sulla proposta dell’assassino (“pari siamo”).

Rientrato nella dimora abbraccia la figlia Gilda intimandole di non uscire mai sola (duetto “figlia!..Mio padre!) e raccomandandone le cure alla governante Giovanna (“Ah Veglia ,o donna, questo fiore”).

Quest’ultima però è già stata corrotta dal Duca e,non appena Rigoletto se ne va’, lo fa entrare di nascosto: egli ,spacciandosi per un povero studente, Gualtier Maldè, dichiara alla giovane il suo amore peraltro ricambiato (duetto “è il sol dell’anima”.

Rimasta sola,Gilda si abbandona ad un canto accorato in cui palesa i suoi sentimenti (aria “Gualtier Maldè..caro nome che il mio cor”)

Nle frattempo Marullo e i cortigiani stanno organizzando il rapimento di quella che credono essere l’amante del gobbo (“zitti, zitti moviamo a vendetta)facendosi aiutare dall’inconsapevole Rigoletto che ,bendato e convinto di operare una burla ai danni della contessa di Ceprano,tiene ferma loro la scala d’accesso alla terrazza.

solo quando tutti se ne sono andati e la fanciulla è scomparsa egli comprende la verità e si abbandona alla disperazione rimembrando le parole di Monterone

 

Atto II

All’oscuro di quanto accaduto il Duca, tornato a cercare Gilda, si strugge per la sua sparizione( “ella mi fu rapita”)ma non appena i cortigiani lo informano di aver rapito l’amante del gobbo (“scorrendo uniti”) comprende l’accaduto e in preda all’euforia si reca nella stanza ov’ella è impregionata restandovi a lungo (“possente amor mi chiama”).

Nel frattempo Rigoletto che sospetta il peggio,si aggira disperato per la reggia ,minacciando e implorando i cortigiani perchè gli restituiscano la figlia (“cortigiani, vil razza dannata).

Improvvisamente una porta si apre e compare Gilda che, in lacrime, si getta fra le braccia del padre e gli chiede perdono raccontandogli del suo amore per il Duca e dell’oltraggio subito (“tutte le feste al tempio”)

Mentre Rigoletto giura vendetta per vendicare la figlia, passa Monterone che sta per essere condotto al carcere: il vegliardo si ferma a osservare un ritratto del Duca e, compreso che la sua maledizione non ha avuto effetto, si allontana.

Avendo udite le sue parole, il buffone replica che la vendetta sopraggiungerà (“sì,vendetta tremenda vendetta).

Atto III

Per convincere la figlia che l’uomo che ella ama è in realtà un Don Giovanni privo di morale, Rigoletto la conduce alla locanda di Sparafucile col quale si è precedentemente accordato.

Là la sorella del sicario, l’adescatrice Maddalena, intrattiene il Duca con le sue arti: questi si abbandona ad una canzone che inneggia all’amore libertino (“la donna è mobile”)e, non sapendo di essere spiato da Gilda, amoreggia lungamente con la donna (“bella figlia dell’amore”) .

Nonostante sia straziata dalla scoperta della cruda verità, la fanciulla non cessa di provare per lui un ‘ardente passione, perciò Rigoletto le ordina di tornare immediatamente a casa e di partire alla volta di Verona travestita da uomo per la sua incolumità.

Restato solo, si incontra segretamente con Sparafucile al quale ordina di uccidere il Duca e di consegnargli il cadavere chiuso in un sacco, poscia si allontana a sua volta dalla locanda (“Venti scudi hai tu detto?”)

Mentre si avvicina un temporale, Gilda già vestita d’abiti maschili, trasgredisce gli ordini del padre e torna alla locanda dove assiste al dialogo tra Sparafucile e Maddalena: costei non vuole perdere l’amante e suggerisce al fratello di riparmiare il duca e di uccidere al suo posto il mandante dell’omicidio non appena sarà arrivato col compenso pattuito.Il sicario rigetta la supplica ma, per accontentare la sorella, accetta un compromesso: attenderà la mezzanotte e ucciderà il primo viandante che entrerà nell’osteria(“somiglia a un Apollo quel giovine”).

Gilda, compreso tutto, decide di sacrificarsi al posto dell’amato e, fingendosi un mendicante, bussa alla porta: Sparafucile non la riconosce e la pugnala a sangue freddo infilandola poi in un sacco che consegna all’ignaro Rigoletto.

Mentre questi si allontana in barca sul fiume col macabro fardello, ode in lontananza gli echi della canzone del Duca “la donna è mobile qual piuma al vento…”: aperto angosciosamente il sacco, scopre con orrore il corpo della figlia morente che gli chiede perdono per il suo sacrificio e gli promette di vegliare su di lui dal cielo (“chi è mai,chi è qui in sua vece…lassù in cielo vicino alla madre”).

Rigoletto straziato si rende conto che la maledizione di Monterone si è avverata e si getta disperato sul corpo esanime di Gilda (“ah, La maledizione!”).

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INCISIONI DISCOGRAFICHE CONSIGLIATE (anno, interpreti, direttore, etichetta):

1960 Ettore Bastianini, Renata Scotto, Alfredo Kraus, Ivo Vinco, Fiorenza Cossotto Gianandrea Gavazzeni Dischi Ricordi

1961 Cornell MacNeil, Joan Sutherland, Renato Cioni, Cesare Siepi, Stefania Malagù Nino Sanzogno Decca

1964 Dietrich Fischer-Dieskau, Renata Scotto, Carlo Bergonzi, Ivo Vinco, Fiorenza Cossotto Rafael Kubelik Deutsche Grammophon

1979 Piero Cappuccilli, Ileana Cotrubaş, Plácido Domingo, Nicolaj Ghiaurov, Elena Obraztsova Carlo Maria Giulini Deutsche Grammophon

1989 Leo Nucci, June Anderson, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov, Shirley Verrett Riccardo Chailly Decca

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