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INTERVISTA ALLO SCRITTORE GIOVANNI COCCO

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Di Luigi Torriani

Giovanni Cocco è nato a Como nel 1976 e vive a Lenno, sulla sponda occidentale del Lario. Lavora come consulente editoriale presso Loredana Rotundo Literary Agency, e ha pubblicato il capolavoro “La Caduta” (Nutrimenti, 2013), e l’eccezionale noir “Ombre sul lago” con Amneris Magella (Guanda, 2013)


Domanda 1

Le vendite di libri in Italia continuano a scendere. Il giro d’affari del mercato del libro nel 2011 ha segnato una flessione del 3,7% sul 2010 (dati Nielsen), nei primi nove mesi del 2012 un -8,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e negli ultimi mesi (anche se mancano ancora dati ufficiali generali) ci sarebbe stata un’ulteriore – importante – contrazione. Naturalmente è sempre possibile vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto (il mercato delle automobili nel 2012 è sceso in Italia non dell’otto ma del venti per cento…), ma non dimentichiamoci che la filiera del libro è lunga e si regge su equilibri molto delicati e su margini tutt’altro che generosi (dall’editore ai distributori ai grossisti fino ai librai, che hanno un margine intorno al 30% sul prezzo di copertina). Di certo non si possono perdere otto punti percentuali ogni anno, altrimenti crolla tutto. A parte sperare in una generale ripresa dell’economia e dei consumi a medio termine, cosa si può fare nello specifico – in particolare a monte e a valle della filiera, cioè al livello di editori e di librai – per arrestare la “Caduta” del mercato editoriale italiano? C’è qualcosa che editori e librai dovrebbero fare e non fanno o che fanno e dovrebbero evitare di fare? Quali sono gli editori che si stanno muovendo meglio all’interno di questa Crisi epocale e quali peggio?

Sulla Crisi.
Se è vero che il 2012 è stato l’Annus horribilis per l’editoria italiana è anche vero che nell’ultimo anno le librerie e gli editori hanno continuato a vendere in maniera dignitosa. E’ il semestre apertosi con gennaio 2013 a rappresentare uno spartiacque. Non si tratta più di crisi del sistema editoriale ma di crisi sistemica. Il mercato (in senso globale) è al collasso. Ed è naturale che si sia arrivati a questo punto. Se la classe politica e la classe dirigente non decidono di ripartire dal tema vero, quello del lavoro, è normale che non possano ripartire i consumi e, di conseguenza, l’intero settore Italia. La parola, quindi, passa al Legislatore.
Gli editori.
C’è la necessità di nuove idee, nuovi format, nuove prospettive. Politiche editoriali più lungimiranti. Quali editori in Italia, oggi, ragionano ancora in termini di catalogo? Alcuni, senza dubbio, come Mondadori, Einaudi, Guanda, Garzanti. Ma gli altri?
C’è la necessità di nuove politiche editoriali, di ragionare su prezzi, contenuti e formati. Non è un caso che realtà come Sellerio e Adelphi (per chi scrive i più bravi in assoluto nel fornire dei prodotti di altissima qualità e grande riconoscibilità) sentano meno la crisi.
Coloro che hanno pensato di reagire all’effetto 9,90 di Newton & Compton cercando di rincorrere Newton non hanno capito nulla, anche se di questa cosa parlerò diffusamente nella risposta alla domanda 5.

Domanda 2

Il mercato degli ebook in Italia per il momento è del tutto marginale (in fatturato siamo intorno all’1% del fatturato editoriale generale). Qual è la tua prognosi? Prevedi una più o meno rapida digitalizzazione del libro o pensi che anche in un futuro lontano il libro cartaceo continuerà a sopravvivere? A proposito della possibile adozione obbligatoria di ebook nelle scuole (dovrebbe scattare dall’anno scolastico 2013-2014) recentemente Gian Paolo Serino ha scritto: “sono fermamente convinto che in un futuro prossimo i libri di carta torneranno alle vendite degli anni ’70. Questo perché i ‘nativi digitali’, istruiti a scuola tramite testi scolastici ebook, vedranno nei tablet uno strumento di tortura, esattamente come noi vedevamo la ‘Divina Commedia’ con note a margine di Contini. Per questo, deposto il tablet, non vedranno l’ora di leggersi un bel libro di carta”. Condividi? Al di là delle previsioni sugli scenari futuri, come vedi oggi – da scrittore e da lettore – il fenomeno ebook?

L’Italia e i Paesi mediterranei hanno, tradizionalmente, un mercato e un pubblico di lettori meno avvezzo alle novità dettate dall’evoluzione tecnologica. Prevedo un incremento costante nella vendita degli e-book che però non giungerà mai a toccare le percentuali del mondo anglosassone. Quanto a me, preferisco i libri cartacei ma non disdegno, specie per il mio lavoro, la comodità di trasportare 500 libri (compresi i manoscritti) all’interno di un tablet. I due formati, cioè, non sono affatto in contrasto.

Domanda 3

E’ da anni che si fa un gran parlare della necessità di una “decrescita editoriale”. “Si pubblicano troppi libri” è un’espressione che leggo e sento continuamente, ed è una considerazione che ne sottende un’altra: questo gigantismo editoriale, unito al meccanismo delle rese (che nelle librerie di franchising e nella Gdo ha tempistiche sempre più rapide ed esasperate), fa sì che i libri di qualità siano poco valorizzati, perché vengono continuamente sostituiti in vetrine e scaffali – e alla velocità della luce – da continue, ulteriori, nuove uscite, magari meno valide. Altri però hanno detto e scritto che se si pubblicassero meno libri non ci sarebbe più qualità ma più banalità: gli editori medio-grandi pubblicherebbero soltanto o quasi soltanto libri “sicuri” dal punto di vista commerciale, e lascerebbero nel cassetto i libri più “rischiosi”. Che ne pensi?

Il concetto stesso di qualità è fonte di malintesi. Spesso chi parla di qualità (sovente riferendolo a se stesso) lo fa solo perché non ha mai venduto molto. Ritengo che la qualità, in realtà, sia trasversale. Mauro Corona e Andrea Vitali, autori di grande successo, sono anche autori di qualità. E non corrisponde al vero che gli autori di nicchia siano sempre di grande qualità.

Domanda 4

“Che tempo farà in libreria”, per dirla con Laura Lepri (“Tirature ’13”)? “Che tempo che fa” di Fabio Fazio è ad oggi l’unico format in grado di spostare di migliaia di copie le vendite di un libro (ne sposta dalle 25.000 copie in su), e non ha paragoni – per incisività commerciale – con nessun altro programma televisivo, nè articolo o rubrica di giornale, nè sito o blog o risorsa online di ogni genere. Qualunque libraio sa bene che ad ogni settimana bisogna controllare (in anticipo) chi sarà ospite da Fazio e agire di conseguenza sugli ordini dei libri. Ma non sono pochi i detrattori, che rimproverano a Fazio e alla sua redazione di pescare sempre nella stessa cerchia, giocando sul sicuro e senza mai rischiare con autori più di nicchia, giovani, esordienti, o figure di indubbia qualità letteraria ma esterne al giro – chiamiamolo così, anche se è un po’ semplificatorio – di “centrosinistra” (o “politicamente corretto”, o come dir si voglia). Difficile per esempio pensare a un Massimiliano Parente che presenta “L’inumano” da Fazio. Che ne pensi?

Non penso si tratti unicamente di una questione riguardante la tv. Anche Antonio D’Orrico sposta consenso e non è certo uno che va in tv. In realtà e ricollegandomi alla risposta precedente, il vero problema sta nell’individuare cosa intendiamo per qualità letteraria. In genere, per quello che mi riguarda, sono spesso d’accordo con le scelte di Fazio e D’Orrico. Raramente sbagliano. Cosa che non posso ribadire per certi guru della Rete.

Domanda 5

Il cosiddetto “effetto Newton Compton” sta cambiando sempre di più l’editoria italiana sul fattore prezzo, dai Millelire del tempo che fu alle novità a 9,90 fino ai recenti 0,99. La casa editrice di Raffaello Avanzini continua a aumentare il fatturato e finisce sempre più spesso nelle classifiche dei libri più venduti. Tutti i grandi gruppi editoriali (Mondadori, Rcs-Rizzoli, Gems) in parte si irritano in parte – giocoforza – si adeguano proponendo alcune novità e collane a prezzi più bassi (per esempio Rizzoli Max, Mondadori Libellule, TRE60), mentre i lettori si dividono. Tu cosa pensi della Newton e di questa politica aggressiva dei prezzi ultrabassi?

Riferendomi a Newton & Compton in prima analisi distinguerei le scelte imprenditoriali dal valore letterario dei testi in questione.
Quella del prezzo 9,90 è stata una grandissima scelta imprenditoriale. I risultati hanno dato ragione all’editore. E gli editori che hanno cercato di imitare N. & Compton ne sono usciti con le ossa rotte.
La soluzione del 0,99, al contrario, mi sembra tanto una provocazione portata alle estreme conseguenze, come a dire: “Io butto l’amo, vediamo chi abbocca”. E’ chiaro che l’editore che dovesse abboccare, trascinandosene dietro degli altri (come già accaduto per i 9,90), è destinato a scomparire.

Domanda 6

Roberto Bazlen diceva che la cosa più importante, per un libro, non è il responso della critica letteraria e della storia della Letteratura ma “com’era un lettore prima di leggerlo e come è diventato dopo averlo letto”. Tu stesso, sul tuo sito, hai elencato tempo fa i tuoi libri preferiti definendoli “libri che cambiano la vita”. D’altronde, riprendendo la distinzione di Orhan Pamuk tra “romanzieri ingenui e sentimentali”, sembra che tu appartenga decisamente alla seconda categoria (i romanzieri e i lettori “ingenui” scrivono e leggono in modo spontaneo, toccati talvolta anche nel profondo dai personaggi e dalle vicende del libro, immersi nella storia narrata e poco attenti agli aspetti più tecnici del testo; i romanzieri e i lettori “sentimentali” sono affascinati – più che dai personaggi, dalla narrazione e dalla storia in sè – dalle tecniche e dai dispositivi narrativi e dalla componente estetico-letteraria dell’opera). Quanto c’è nel tuo lavoro (e nei tuoi gusti, come lettore) di “narrativo” e quanto di “letterario”?

Io credo nelle storie. Punto. La grande narrativa si costruisce con i personaggi, i dialoghi e una discreta trama. Il resto è fuffa.
Le questioni riguardanti la letterarietà di un testo, il suo valore artistico, la sua imprescindibilità, afferiscono a qualcosa di diverso. Ed è una questione che si può porre solo a distanza di decenni dalla pubblicazione di un testo.
Se vuole il mio parere, “Seminario sulla gioventù” di Aldo Busi è il più grande romanzo in lingua italiana del Novecento. Con largo distacco rispetto a Svevo, Gadda o Calvino. Ai tempi (era il 1984) fu anche un grande successo commerciale, che dura tutt’oggi.
Valore letterario e successo commerciale, in sintesi, possono coesistere.

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